Perché diamo per scontato ciò che abbiamo?

Perché diamo per scontato ciò che abbiamo?

Ci sono cose che fanno parte della nostra vita da così tanto tempo che abbiamo quasi smesso di notarle. Non perché siano diventate meno importanti o abbiano perso la loro bellezza, ma semplicemente perché ci siamo abituati alla loro presenza.

Succede con i luoghi, con le piccole comodità quotidiane e, qualche volta, persino con le persone alle quali vogliamo bene.

Ti è mai capitato, per esempio, di tornare in un luogo che non vedevi da tempo e di notare particolari ai quali, quando lo frequentavi ogni giorno, non prestavi alcuna attenzione?

Magari una piazza della tua città, un piccolo negozio all'angolo di una strada, il cortile della casa in cui sei cresciuto. Ti guardi intorno e ti sorprendi a osservare cose che erano sempre state lì, ma che per qualche motivo sembrano acquistare un significato diverso.

È una sensazione curiosa, vero?

A volte basta allontanarsi per qualche tempo per tornare a vedere con occhi nuovi ciò che conosciamo da una vita. Altre volte, invece, non serve nemmeno partire: può capitare di percorrere la stessa strada per anni e continuare a emozionarsi davanti a un panorama, oppure di ascoltare una canzone centinaia di volte senza stancarsi del piacere che ci regala.

E allora mi viene spontanea una domanda: perché alcune cose continuano a sorprenderci, mentre altre, pur essendo importanti, finiscono quasi per scomparire dalla nostra attenzione?

La nostra mente ha bisogno di abituarsi

C'è una caratteristica della nostra mente che, per molti aspetti, ci rende la vita più semplice: la capacità di abituarsi.

Immagina di entrare in una stanza nella quale qualcuno ha appena acceso una candela profumata. Nei primi istanti ne percepisci chiaramente l'aroma, magari lo trovi particolarmente piacevole. Dopo un po', però, potresti accorgerti di sentirlo molto meno, mentre una persona appena entrata nella stanza lo nota immediatamente.

Non è detto che il profumo sia diminuito. È cambiato il modo in cui il tuo sistema sensoriale risponde a quello stimolo.

È un esempio di adattamento sensoriale, un fenomeno che, insieme ad altri processi come l'abituazione, ci aiuta a non reagire continuamente con la stessa intensità a tutto ciò che si ripete intorno a noi.

Se ogni rumore, immagine o sensazione familiare richiedesse sempre tutta la nostra attenzione, sarebbe molto difficile concentrarci su ciò che stiamo facendo. Abituarci, quindi, è utile.

Ma questa capacità può avere anche un effetto meno evidente: qualche volta finiamo per dedicare meno attenzione non soltanto a ciò che è irrilevante, ma anche a ciò che continua ad avere valore per noi.

Pensa, per esempio, a quando hai iniziato a frequentare un luogo che ti piaceva particolarmente. Nei primi giorni osservavi ogni dettaglio, poi hai cominciato a conoscerlo sempre meglio e, lentamente, hai smesso di guardarti intorno con la stessa curiosità.

Il luogo non è necessariamente diventato meno bello. Semplicemente, è diventato familiare.

Con le esperienze piacevoli può accadere qualcosa di simile, anche se entrano in gioco meccanismi diversi. Gli psicologi parlano, tra le altre cose, di adattamento edonico per descrivere come l'intensità di alcune reazioni emotive possa modificarsi nel tempo.

È uno dei motivi per cui qualcosa che inizialmente ci entusiasma può diventare, poco alla volta, parte della nostra normalità.

Il fenomeno è approfondito anche da Shane Frederick e George Loewenstein nel loro lavoro scientifico Hedonic Adaptation (1999).

Naturalmente non succede sempre, né allo stesso modo per tutti. E per fortuna: ci sono luoghi, persone ed esperienze che continuano a emozionarci anche dopo molti anni.

Quando la familiarità ci fa distrarre

Credo che questa riflessione diventi ancora più interessante quando pensiamo alle relazioni.

Ti faccio un esempio molto semplice. Immagina una coppia che vive insieme da tanti anni. La mattina uno dei due prepara il caffè anche per l'altro. È un gesto piccolo, ripetuto centinaia di volte, che ormai fa parte della loro quotidianità.

Forse nessuno dei due ci pensa più di tanto. Eppure, dietro quel gesto apparentemente banale, potrebbe esserci una forma di attenzione, un modo silenzioso per dire: «Ho pensato anche a te».

Non voglio dire che ogni abitudine nasconda necessariamente un significato profondo. Ma qualche volta siamo così abituati a ricevere certe attenzioni da non riconoscerle più.

E questo non riguarda soltanto le relazioni affettive. Succede con gli amici, con i colleghi, con le persone che incontriamo abitualmente e perfino con alcuni aspetti della nostra vita che consideriamo ormai acquisiti.

Il punto, però, non è sentirsi in colpa per ciò che non notiamo. Sarebbe assurdo pretendere di vivere ogni momento con la stessa intensità o di essere costantemente consapevoli di tutto ciò che ci circonda.

Le abitudini sono una risorsa preziosa e la familiarità, soprattutto nelle relazioni, può regalarci sicurezza, fiducia e tranquillità.

Forse dovremmo semplicemente ricordarci che essere abituati a qualcosa non significa necessariamente apprezzarla meno. A volte significa soltanto che abbiamo smesso di dedicarle attenzione.

E qui entra in gioco un altro aspetto della nostra quotidianità: la quantità di cose che occupano la nostra mente.

Capita anche a te di arrivare alla fine di una giornata e renderti conto di aver fatto tante cose, senza ricordare bene alcuni momenti che hai vissuto? Magari hai pranzato pensando al lavoro, hai attraversato un bel parco controllando il telefono o hai ascoltato distrattamente qualcuno mentre organizzavi mentalmente gli impegni del giorno successivo.

Non sempre dipende dall'abitudine. A volte siamo semplicemente stanchi, preoccupati o sovraccarichi. Ma il risultato può essere simile: attraversiamo alcune esperienze senza riuscire a dedicarvi molta attenzione.

E così, mentre cerchiamo continuamente qualcosa che possa rendere le nostre giornate più interessanti, rischiamo di non accorgerci di una parte di ciò che le rende già piacevoli.

E se provassimo a guardare di nuovo?

Vorrei proporti un piccolo esperimento. Non è un esercizio per diventare più felici e non devi aspettarti risultati straordinari. È soltanto un modo per esplorare ciò che accade quando scegliamo consapevolmente dove dirigere la nostra attenzione.

Nei prossimi giorni, scegli qualcosa che fa già parte della tua quotidianità. Potrebbe essere il tragitto che percorri per andare al lavoro, il momento in cui prepari la colazione, una passeggiata abituale oppure una persona con cui trascorri molto tempo.

La prossima volta che vivi quella situazione, prova a dedicarle qualche istante in più, senza fare contemporaneamente altro.

Se stai percorrendo una strada che conosci bene, osserva i particolari che di solito non noti. Se stai bevendo un caffè, concediti il tempo di assaporarlo davvero. Se stai parlando con una persona cara, prova ad ascoltarla senza pensare subito a ciò che dovrai rispondere.

E se ti accorgi di qualcosa che apprezzi particolarmente, magari diglielo.

Non devi cambiare le tue abitudini, né aggiungere un altro impegno alla giornata. Si tratta semplicemente di vivere con un po' più di attenzione un momento che avresti vissuto comunque.

Potresti scoprire qualcosa di nuovo, ritrovare una sensazione piacevole oppure non notare grandi differenze. Non importa. L'esperimento non serve a dimostrare che tutto ciò che abbiamo è meraviglioso, ma a ricordarci che possiamo scegliere, almeno qualche volta, di osservare con maggiore curiosità ciò che ci è familiare.

Perché non tutto ciò che è abituale è diventato insignificante. E non tutto ciò che conosciamo bene ha smesso di avere qualcosa da offrirci.

Forse, ogni tanto, vale la pena ricordarselo.

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Siamo spesso così impegnati a cercare di stare bene, eliminare i pensieri spiacevoli o raggiungere una condizione ideale di felicità da rischiare di perdere il contatto con ciò che stiamo vivendo.

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Domande frequenti

Perché tendiamo a dare per scontato ciò che abbiamo?

Perché la familiarità può ridurre l'attenzione che dedichiamo a persone, luoghi ed esperienze quotidiane. Non significa necessariamente che abbiano perso valore o che non li apprezziamo più.

Che cos'è l'adattamento edonico?

È un fenomeno psicologico che descrive come alcune reazioni emotive a esperienze positive o negative possano attenuarsi o modificarsi nel tempo. Non avviene sempre allo stesso modo e non implica che tutte le esperienze piacevoli smettano di emozionarci.

Abituarsi a una persona significa amarla meno?

No, non necessariamente. La familiarità può offrire sicurezza, fiducia e stabilità. A volte ciò che diminuisce non è l'affetto, ma l'attenzione consapevole verso alcuni piccoli gesti quotidiani.

Come possiamo tornare a notare le piccole cose?

Possiamo provare a dedicare qualche istante di attenzione a un'esperienza abituale, senza svolgere contemporaneamente altre attività. Non occorre aggiungere nuovi impegni: possiamo semplicemente osservare con maggiore curiosità qualcosa che fa già parte della nostra giornata.

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Giovanni Annunziata

Facilitatore del benessere

Giovanni Annunziata è un formatore e coach specializzato nella crescita personale e nella gestione dello stress.

Fondatore del progetto "Vivere Rilassatamente", si dedica da anni all'insegnamento di tecniche per migliorare la qualità della vita e ottimizzare le performance individuali.

Il suo approccio combina discipline olistiche e pratiche formative in un'esperienza pratica e coinvolgente per apprendere strategie efficaci nella gestione dello stress e nel raggiungimento del benessere psicofisico.

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